Gancanagh il folletto, che ora
stava in piedi ( anche se ovviamente non sembrava) nel mezzo del cerchio che si era spontaneamente
formato intorno a lui nel momento della sua comparsa in scena, come se egli costituisse adesso una sorta di centro galattico, sorrideva ( pur non
avendo più nemmeno un dente, perlomeno non uno sano e bianco) con piglio sicuro e leggermente
sfrontato come fa chi è conscio dei suoi mezzi e sa di poter
risolvere la situazione,e di essere l' unico a poterlo fare. Questo folletto era un essere leggendario,
questo va detto subito per fugare ogni dubbio in proposito. La storia della sua vita racconta di
avventure mozzafiato, di eventi estremi e di azioni eclatanti
compiute dalla creatura magica praticamente in ogni parte del mondo (
e infatti era conosciuto con diversi nomi nelle varie zone
geografiche in cui era stato).
Le ultime notizie
su di lui, comunque, narravano della sua morte in battaglia, in un
villaggio di campagna della lontana Cina, contro un drago sputafuoco che
minacciava un insediamento di simpatici tloll ( ovvero troll) cinesi
( tloll, pel l' appunto). Si laccontava... ( scusate, non siamo più in Cina)...Si raccontava, a tal proposito, che fosse
morto in seguito alle ferite riportate nel combattimento, dove,
nonostante tutto, era riuscito a mettere K. O. il ben più quotato
avversario..diciamo con l' ausilio di diversi piatti di fagioli
conditi con una spezia locale molto molto piccante e dai notevoli effetti aerofagici.
Tuttavia ora era lì, dinnanzi ai loro occhi, nel cuore del bosco incantato, dove era nato e dove aveva trascorso i
suoi primi cento anni di vita, a portare coraggio e fiducia agli
spiriti di quelle povere e indifese creature.
Queste ultime, ad
ogni modo, ci misero un po' ( non è che fossero molto intelligenti e perspicaci), specialmente i più giovani, a
realizzare che Gancanagh fosse ancora vivo e vegeto ( anche se
piuttosto magrolino), e continuarono per un bel pezzo ad avvicinarsi
a lui e a toccarlo, a pizzicarlo, a spintonarlo e a tormentarlo ( per
poi allontanarsi subito) per constatare definitivamente che quella
non era una loro visione indotta dalla disperazione.
Quando alla fine
tutti ebbero capito che non era un sogno ad occhi aperti il loro,
dopo che il folletto ebbe contribuito a fugare ogni dubbio residuo
alzando entrambe le braccia e liberando dalle sue ascelle tutti i
possibili e immaginabili ( da una mente perversa) gas flatulenti, esplosero in un coro di gioia e in
lunghi colpi di tosse provocati dal quasi soffocamento indotto dagli
odori provenienti da Gancanagh, il quale con grande umiltà e modestia tentò
anche di placare l'esultanza di tutte le creature del bosco con un
placido gesto della mano aperta.
Dopo che furono
terminati i festeggiamenti del caso, cosa che avvenne parecchie ore dopo ( essendo queste
creature estremamente giocherellone), e dopo che si furono ripresi dallo stordimento dovuto alle armi biologiche del loro amico e guida, tutti si sedettero dinnanzi al
mitico folletto che invece era rimasto in piedi ( fortunatamente comunque aveva abbassato le braccia) e che ora si
apprestava finalmente a parlare e a illustrare la sua strategia per
arrivare alla vittoria.
“ Come ben
sapete, amici”, cominciò: “ io sono un avventuriero e ho girato
il mondo. Perciò ne ho viste letteralmente di tutti i colori nella
mia vita ( eccezion fatta per il giallo siena e il blu cremisi, che
non ho mai avuto occasione di incontrare e che a questo punto dubito anche esistano) e posso dunque dirvi che
non dovete disperarvi e che tutto avrà un lieto fine e che non
saremo costretti ad abbandonare le nostre belle casette e che non ci
toccherà di vederle distrutte senza potere fare nulla al riguardo.”
“ Ma come
possiamo fare in concreto? ”: osò finalmente dire qualcuno.
“ Ci abbiamo
pensato a lungo e, chiaramente, non possiamo...e non possiamo...” :
e così via, puntualizzò dalla folla qualcun altro.
A questo punto il
volto di Gancanagh si fece serio e quasi severo, come ad assumere un
aria di rimprovero e biasimo; e il folletto disse: “ amici, il
vostro è un peccato naturale. In questi casi è più semplice
pensare a cosa non si può fare, anziché a cosa si può fare. Ma
questo è un atteggiamento sbagliato e che conduce ad un' inevitabile
sconfitta. Ed è vero che non possiamo fare questo e quello e che non
si può nemmeno pensare di agire in quell' altro modo. Ma una cosa
possiamo sicuramente farla, ed io so che possiamo. E questa cosa,
amici cari, è combattere! Combattere fino alla fine!”. E così
dicendo alzò con gesto brusco e improvviso un braccio in alto a modi
di vittoria, provocando tre effetti nello stesso momento; il primo:
esaltò non poco tutto il suo uditorio che adesso non vedeva l' ora
di imbracciare scudi e armi ( anche se nessuno aveva mai nemmeno
lontanamente accennato a scudi e armi, ma è risaputo che certe
creature sono anche rapide di immaginazione). E questo costituiva
senza dubbio un fatto positivo. Il secondo effetto che raggiunse
invece fu, a causa del movimento particolarmente fulmineo del braccio
e per l' età che oramai avanzava, di provocarsi un' infiammazione ad un muscolo dell' arto. E questo invece non era un fatto tanto positivo,
anche se tuttavia sarebbe passato in breve tempo. E, per finire, l' ultimo ( ma non per importanza) effetto che ottenne, sollevando il braccio e scoprendo un'
ascella, fu di provocare nuovamente un quasi soffocamento del suo pubblico
tutto ( che era anche impreparato a tutto ciò) che iniziò a tossire
e a fuggire in ogni direzione con le lacrime agli occhi per il
terribile olezzo. E questo, se per Gancanagh era comunque un fatto
apprezzabile, non lo era di certo per tutte le altre creature. E
chissà se sarebbe passato in breve tempo.
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