sabato 25 gennaio 2014

il bosco incantato ( IX)

Gancanagh il folletto, che ora stava in piedi ( anche se ovviamente non sembrava) nel mezzo del cerchio che si era spontaneamente formato intorno a lui nel momento della sua comparsa in scena, come se egli costituisse adesso una sorta di centro galattico, sorrideva ( pur non avendo più nemmeno un dente, perlomeno non uno sano e bianco) con piglio sicuro e leggermente sfrontato come fa chi è conscio dei suoi mezzi e sa di poter risolvere la situazione,e di essere l' unico a poterlo fare. Questo folletto era un essere leggendario, questo va detto subito per fugare ogni dubbio in proposito. La storia della sua vita racconta di avventure mozzafiato, di eventi estremi e di azioni eclatanti compiute dalla creatura magica praticamente in ogni parte del mondo ( e infatti era conosciuto con diversi nomi nelle varie zone geografiche in cui era stato).
Le ultime notizie su di lui, comunque, narravano della sua morte in battaglia, in un villaggio di campagna della lontana Cina, contro un drago sputafuoco che minacciava un insediamento di simpatici tloll ( ovvero troll) cinesi ( tloll, pel l' appunto). Si laccontava... ( scusate, non siamo più in Cina)...Si raccontava, a tal proposito, che fosse morto in seguito alle ferite riportate nel combattimento, dove, nonostante tutto, era riuscito a mettere K. O. il ben più quotato avversario..diciamo con l' ausilio di diversi piatti di fagioli conditi con una spezia locale molto molto piccante e dai notevoli effetti aerofagici.
Tuttavia ora era lì, dinnanzi ai loro occhi, nel cuore del bosco incantato, dove era nato e dove aveva trascorso i suoi primi cento anni di vita, a portare coraggio e fiducia agli spiriti di quelle povere e indifese creature.
Queste ultime, ad ogni modo, ci misero un po' ( non è che fossero molto intelligenti e perspicaci), specialmente i più giovani, a realizzare che Gancanagh fosse ancora vivo e vegeto ( anche se piuttosto magrolino), e continuarono per un bel pezzo ad avvicinarsi a lui e a toccarlo, a pizzicarlo, a spintonarlo e a tormentarlo ( per poi allontanarsi subito) per constatare definitivamente che quella non era una loro visione indotta dalla disperazione.
Quando alla fine tutti ebbero capito che non era un sogno ad occhi aperti il loro, dopo che il folletto ebbe contribuito a fugare ogni dubbio residuo alzando entrambe le braccia e liberando dalle sue ascelle tutti i possibili e immaginabili ( da una mente perversa) gas flatulenti, esplosero in un coro di gioia e in lunghi colpi di tosse provocati dal quasi soffocamento indotto dagli odori provenienti da Gancanagh, il quale con grande umiltà e modestia tentò anche di placare l'esultanza di tutte le creature del bosco con un placido gesto della mano aperta.
Dopo che furono terminati i festeggiamenti del caso, cosa che avvenne parecchie ore dopo ( essendo queste creature estremamente giocherellone), e dopo che si furono ripresi dallo stordimento dovuto alle armi biologiche del loro amico e guida, tutti si sedettero dinnanzi al mitico folletto che invece era rimasto in piedi   ( fortunatamente comunque aveva abbassato le braccia) e che ora si apprestava finalmente a parlare e a illustrare la sua strategia per arrivare alla vittoria.
“ Come ben sapete, amici”, cominciò: “ io sono un avventuriero e ho girato il mondo. Perciò ne ho viste letteralmente di tutti i colori nella mia vita ( eccezion fatta per il giallo siena e il blu cremisi, che non ho mai avuto occasione di incontrare e che a questo punto dubito anche esistano) e posso dunque dirvi che non dovete disperarvi e che tutto avrà un lieto fine e che non saremo costretti ad abbandonare le nostre belle casette e che non ci toccherà di vederle distrutte senza potere fare nulla al riguardo.”
“ Ma come possiamo fare in concreto? ”: osò finalmente dire qualcuno.
“ Ci abbiamo pensato a lungo e, chiaramente, non possiamo...e non possiamo...” : e così via, puntualizzò dalla folla qualcun altro.
A questo punto il volto di Gancanagh si fece serio e quasi severo, come ad assumere un aria di rimprovero e biasimo; e il folletto disse: “ amici, il vostro è un peccato naturale. In questi casi è più semplice pensare a cosa non si può fare, anziché a cosa si può fare. Ma questo è un atteggiamento sbagliato e che conduce ad un' inevitabile sconfitta. Ed è vero che non possiamo fare questo e quello e che non si può nemmeno pensare di agire in quell' altro modo. Ma una cosa possiamo sicuramente farla, ed io so che possiamo. E questa cosa, amici cari, è combattere! Combattere fino alla fine!”. E così dicendo alzò con gesto brusco e improvviso un braccio in alto a modi di vittoria, provocando tre effetti nello stesso momento; il primo: esaltò non poco tutto il suo uditorio che adesso non vedeva l' ora di imbracciare scudi e armi ( anche se nessuno aveva mai nemmeno lontanamente accennato a scudi e armi, ma è risaputo che certe creature sono anche rapide di immaginazione). E questo costituiva senza dubbio un fatto positivo. Il secondo effetto che raggiunse invece fu, a causa del movimento particolarmente fulmineo del braccio e per l' età che oramai avanzava, di provocarsi un' infiammazione ad un muscolo dell' arto. E questo invece non era un fatto tanto positivo, anche se tuttavia sarebbe passato in breve tempo. E, per finire, l' ultimo ( ma non per importanza) effetto che ottenne, sollevando il braccio e scoprendo un' ascella, fu di provocare nuovamente un quasi soffocamento del suo pubblico tutto ( che era anche impreparato a tutto ciò) che iniziò a tossire e a fuggire in ogni direzione con le lacrime agli occhi per il terribile olezzo. E questo, se per Gancanagh era comunque un fatto apprezzabile, non lo era di certo per tutte le altre creature. E chissà se sarebbe passato in breve tempo.






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