domenica 12 gennaio 2014

storia del bosco incantato ( III)

Nel frattempo il goblin Sgruntutur ( che per quanto vi possa sembrare strano o improbabile è un nome molto diffuso tra i goblin assieme al femminile Katia) andava allegramente in giro per il bosco cercando frutti tra gli alberi e bacche tra i cespugli, quando sentì echeggiare da una qualche imprecisata direzione un suono molto strano e che non aveva sentito molto volte nel bosco. Pensò dapprima a un qualche tipo di volatile, ma non gli parve di riconoscerne alcuno in particolare ( e lui di volatili, nessuno osi essere malizioso, modestamente, se ne intendeva, essendo un appassionato di bird watching, nonché tesserato N° 1816 della locale unione di ornitofili e abbonato da anni a diverse riviste scientifiche e specialistiche sull' argomento tra le quali ne risultava una, “ uccelli belli grossi” , nessuno osi essere malizioso , a cui doveva, evidentemente, essersi abbonato per una svista. Cose che capitano, pensò. Poi tornò a concentrarsi sul quel suono insistente e prolungato. Pensò allora, e gli si raggelò il sangue giallo a pensarlo, a una creatura diabolica, infernale e mostruosa, schizzata fuori da chissà dove, e che voleva letteralmente dilaniarlo e poi divorarlo ( perchè mentre lo uccideva, l' abominevole creatura si sarebbe sicuramente resa conto che il nostro amico goblin era bello, non dico grassoccio, ma pienotto. Succulento: Sgruntutur si sarebbe definito così, se glielo avessero chiesto). Allora il buon goblin, che per quanto fosse un goblin assolutamente a modo e dotato di tante buone virtù e qualità, non era esattamente un cuor di leone ( e anzi, lo si sarebbe definito un fifone fatto e finito), fu preso dal puro panico e, dopo aver lanciato per aria tutti i frutti e le bacche che aveva precedentemente raccolto, iniziò a correre forsennatamente e a scappare in ogni direzione possibile. Urlando. Forte. Tanto forte da coprire l' altro suono.
Corse per qualche minuto, senza sapere dove e verso cosa stesse correndo, fino a che, esaurito il poco fiato che aveva a causa del poco allenamento regolare che praticava ( a dispetto di quanto consigliatosi dal medico in più occasioni) non dovette fermarsi per evitare che i suoi polmoni scoppiassero provocandogli eventualmente qualche noia. Si rese conto, all' improvviso che il suono misterioso aveva cessato di essere: non c' era più. Il goblin fu molto rallegrato e consolato da questa cosa e dimenticò ogni paura con un bel sospirone di sollievo. Così fece per tornare al villaggio, dove non avrebbe raccontato nulla a nessuno per non essere preso in giro, e si incamminò verso tale direzione. Improvvisamente, mentre già ripensava agli affaracci suoi e precisamente agli avvertimenti del dottore circa il fatto di praticare allenamento regolare, gli parve di scorgere una strana figura nell' ombra del bosco, qualche albero più in là. Sembrava fosse sdraiata e che stesse dormendo. Pur non capendo bene cosa fosse, dimostrando un coraggio perfino ( e forse soprattutto) a se stesso sconosciuto, si avvicinò, avendo comunque cura di non fare rumore e non svegliare la misteriosa creatura ( non era mica un folle). Quando arrivò finalmente a pochi passi ed ebbe potuto mettere a fuoco bene ( gli mancava in effetti qualche diotria ) riconobbe un bambino che dormiva steso sull' erba, con la zona intorno agli occhietti e sotto al nasino che mostrava tutti i segni di un recente e faticoso pianto a dirotto ( ecco risolto il mistero, pensò. Ed io che stavo per farmi esplodere i polmoni per aria..) . Il goblin si fermò a guardarlo e sorrise: era in effetti il più bel bimbetto umano che avesse mai visto. Ma cosa ci faceva lì tutto solo nel bosco? Doveva essersi sicuramente perso. Bisognava riportarlo a casa e non perdere tempo. Così decise di svegliarlo. Piano, con dolcezza. Cercando di fare in modo che il suo risveglio fosse meglio di un bel sogno.

Impostò il tono di voce più soave e delicato possibile ( ma tenete conto che era pur sempre un goblin, non Frank Sinatra ): “ hey, piccolino, sveglia.. hai fatto un bel sonnellino e dei sogni gioiosi. Ora è tempo di tornare a casa”. E sfoggiò il suo più bello e tenero dei sorrisi. Cosa che non gli riuscì affatto difficile, pur essendo un goblin e non Alain Delon, tanto era bello e tenero quel bambino.

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