Nel frattempo il
goblin Sgruntutur ( che per quanto vi possa sembrare strano o
improbabile è un nome molto diffuso tra i goblin assieme al
femminile Katia) andava allegramente in giro per il bosco cercando
frutti tra gli alberi e bacche tra i cespugli, quando sentì
echeggiare da una qualche imprecisata direzione un suono molto strano
e che non aveva sentito molto volte nel bosco. Pensò dapprima a un
qualche tipo di volatile, ma non gli parve di riconoscerne alcuno in
particolare ( e lui di volatili, nessuno osi essere malizioso,
modestamente, se ne intendeva, essendo un appassionato di bird
watching, nonché tesserato N° 1816 della locale unione di
ornitofili e abbonato da anni a diverse riviste scientifiche e
specialistiche sull' argomento tra le quali ne risultava una, “
uccelli belli grossi” , nessuno osi essere malizioso , a cui
doveva, evidentemente, essersi abbonato per una svista. Cose che
capitano, pensò. Poi tornò a concentrarsi sul quel suono insistente
e prolungato. Pensò allora, e gli si raggelò il sangue giallo a
pensarlo, a una creatura diabolica, infernale e mostruosa, schizzata
fuori da chissà dove, e che voleva letteralmente dilaniarlo e poi
divorarlo ( perchè mentre lo uccideva, l' abominevole creatura si
sarebbe sicuramente resa conto che il nostro amico goblin era bello,
non dico grassoccio, ma pienotto. Succulento: Sgruntutur si sarebbe
definito così, se glielo avessero chiesto). Allora il buon goblin,
che per quanto fosse un goblin assolutamente a modo e dotato di tante
buone virtù e qualità, non era esattamente un cuor di leone ( e
anzi, lo si sarebbe definito un fifone fatto e finito), fu preso dal
puro panico e, dopo aver lanciato per aria tutti i frutti e le bacche
che aveva precedentemente raccolto, iniziò a correre forsennatamente
e a scappare in ogni direzione possibile. Urlando. Forte. Tanto forte
da coprire l' altro suono.
Corse per qualche
minuto, senza sapere dove e verso cosa stesse correndo, fino a che,
esaurito il poco fiato che aveva a causa del poco allenamento
regolare che praticava ( a dispetto di quanto consigliatosi dal
medico in più occasioni) non dovette fermarsi per evitare che i suoi
polmoni scoppiassero provocandogli eventualmente qualche noia. Si
rese conto, all' improvviso che il suono misterioso aveva cessato di
essere: non c' era più. Il goblin fu molto rallegrato e consolato da
questa cosa e dimenticò ogni paura con un bel sospirone di sollievo.
Così fece per tornare al villaggio, dove non avrebbe raccontato
nulla a nessuno per non essere preso in giro, e si incamminò verso
tale direzione. Improvvisamente, mentre già ripensava agli affaracci
suoi e precisamente agli avvertimenti del dottore circa il fatto di
praticare allenamento regolare, gli parve di scorgere una strana
figura nell' ombra del bosco, qualche albero più in là. Sembrava
fosse sdraiata e che stesse dormendo. Pur non capendo bene cosa
fosse, dimostrando un coraggio perfino ( e forse soprattutto) a se
stesso sconosciuto, si avvicinò, avendo comunque cura di non fare
rumore e non svegliare la misteriosa creatura ( non era mica un
folle). Quando arrivò finalmente a pochi passi ed ebbe potuto
mettere a fuoco bene ( gli mancava in effetti qualche diotria )
riconobbe un bambino che dormiva steso sull' erba, con la zona
intorno agli occhietti e sotto al nasino che mostrava tutti i segni
di un recente e faticoso pianto a dirotto ( ecco risolto il mistero,
pensò. Ed io che stavo per farmi esplodere i polmoni per aria..) .
Il goblin si fermò a guardarlo e sorrise: era in effetti il più bel
bimbetto umano che avesse mai visto. Ma cosa ci faceva lì tutto solo
nel bosco? Doveva essersi sicuramente perso. Bisognava riportarlo a
casa e non perdere tempo. Così decise di svegliarlo. Piano, con
dolcezza. Cercando di fare in modo che il suo risveglio fosse meglio
di un bel sogno.
Impostò il tono di
voce più soave e delicato possibile ( ma tenete conto che era pur
sempre un goblin, non Frank Sinatra ): “ hey, piccolino, sveglia..
hai fatto un bel sonnellino e dei sogni gioiosi. Ora è tempo di
tornare a casa”. E sfoggiò il suo più bello e tenero dei sorrisi.
Cosa che non gli riuscì affatto difficile, pur essendo un goblin e
non Alain Delon, tanto era bello e tenero quel bambino.
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