martedì 14 gennaio 2014

smart phones war ( VI parte)

Tornata a casa, Gianna, dopo avere messo il suo telefonino smart a ricaricarsi, dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro ( del telefono) , si sdraiò sul suo letto con la coperta a cuoricini rosa, rossi e bianchi su sfondo color violetta. Era quella una bella coperta da giovane ragazza da poco tempo non più teenager, e che tradiva la presenza di un certo animo romantico in Gianna, nonostante la sua indole combattiva, per non dire guerresca e terroristica.
Guardò la foto della persona, uno dei leader della fazione opposta dei sammini, le avevano detto all' Alto Comitato ( e per questo avrebbe dovuto odiarlo all' istante e istintivamente), di cui si sarebbe dovuta occupare. La guardò ancora una volta. Oramai, per qualche motivo che non capiva bene, non riusciva più a staccarvi gli occhi.
Era la persona nella foto, un ragazzo più o meno suo coetaneo, dall' espressione malinconica e misteriosa,criptica e quasi inaccessibile. Aveva una leggera barba scura che dava un che di adulto e di più maturo rispetto alla sua età al suo viso ancora da ragazzo. Gianna si rese conto, fissando nuovamente la foto ( oramai da diversi minuti consecutivamente) che odiava quella persona che non voleva realizzare che gli smart phone della Pear erano assolutamente, in tutto e per tutto, i migliori tra tutti gli smart phone possibili     ( questo anche a detta di Candido), e che per questo non meritava altro che la morte, perchè la sua intenzione era evidentemente di distruggere il mondo con la sua cecità tecnologica.
Gianna riuscì finalmente a posare la foto sulla scrivania e ad evitare di fissarla continuamente, e riprese in mano il suo Pear. Con la luce del dispositivo, che le illuminava il volto, nella camera buia, guardò video divertenti su " YouTube", fino a che il sonno non la colse all' improvviso e non le fece chiudere gli occhi, lasciandola addormentata con lo smart phone appoggiato al lato, sul letto.
Gianna sognò quella notte. Sognò prima una meravigliosa offerta per lei, dove avrebbe avuto in regalo l' ultimo modello di Pear ( il Pear P6699) che era dotato di poteri paranormali ( nel vero senso della parola: poteva evocare spiriti, demoni, anime dall' aldilà e ordinare una pizza a domicilio con un click sulla relativa applicazione, eventualmente. Non si possono infatti solo evocare creature misteriose tutto il dì; si dovrà pur mangiare, no? Sì, certo ), in cambio della sottoscrizione di un semplice abbonamento in aeternum che dava il diritto a quelli della Pear di, eventualmente, potere disporre della vita della ragazza come e quando lo avrebbero ritenuto opportuno. Ovviamente Gianna, grazie a questa vantaggiosa ed esclusiva offerta, avrebbe avuto in cambio chiamate e SMS gratis. Anche se solo per un mese. Vabbè.
Poi il sognò cambiò, dopo un intermezzo in cui tutto si fece immensamente luminoso, e dove a Gianna sembrò di vedere direttamente il paradiso ( o forse era la funzione " torcia" di uno smart phone? Il dubbio in effetti c' era). E da questa luce celestiale, comparve poi, d' improvviso ma con lentezza, un tratto di viso che poi assunse, piano piano, le sembianze di quel ragazzo della foto. E lui le sorrideva, in quella visione onirica. E gianna si accorse che c' era anche lei, lì, nel suo sogno, di fronte l' odiato nemico. E Gianna si rese conto che anche lei gli stava sorridendo.
Michele, il giorno dopo, di buon' ora, si recò al negozio, il " Pear Store" , dove tutti erano così Pear da fargli venire il voltastomaco. Questi Store erano praticamente dei simulacri all' idiozia umana riguardo l' appartenenza e la fedeltà smisurata ad un marchio. All' ingresso vi erano guardie armate ( di smart phone impostati sulla funzione " riproduttore sonoro di armi da fuoco aggressive" ), per difendere gli avventori Pear dalla possibilità di attacchi dei sammini. Il clima che si respirava era di pura tensione e di puzza di sudore tipica di gente che difficilmente esce di casa staccandosi così dalla morsa del proprio PC ( ovviamente Pear) e avventurandosi in un mondo dove non è possibile controllare i vari elementi e i possibili avvenimenti casuali dalla tastiera o tramite un click col mouse sulla giusta icona. Michele si tappò un attimo il naso fino a che non ritenne di essersi abituato a quell' olezzo. Non era vero, non si era ancora abituato. Si tappò il naso ancora alcuni istanti... pronti..via..ok, si era abituato.
Gironzolò distrattamente tra i prodotti Pear, così uguali a quelli della Sammy, ma ovviamente così diversi ( nell' animo, pensò) , e tra i tristi avventori del negozio che con quelle manacce unte e quelle ditina appiccicose toccavano gli schermi degli smart phone macchiandoli e insozzandoli prima ancora che fossero venduti ( ma tanto oggi i segni di dita sembrano andare molto di moda), e si sentì molto triste. Non solo per gli amici che erano morti ( comunque erano ancora sui amici sui vari social network quindi era un pò come se non fossero mai morti, perchè comunque avrebbe potuto pokarli, ad esempio, ogni volta che avrebbe voluto), ma per la sensazione sgradevole che se avessero perso la battaglia finale, poi tutto il mondo, lui compreso, sarebbe stato costretto a usare dispositivi inferiori a livello sia materiale che, soprattutto, morale. La tristezza aumentò a dismisura e quasi gli venne voglia di piangere. Ma il nostro Michele era un tipo combattente ed estremamente caparbio ( tanto da riuscire a tirare una corda fino a spezzarla) e non si diede per vinto e anzi proseguì col suo piano. Diventare un membro della Pear, agendo così dall' interno come una cellula dormiente ( non aveva mai ben capito il senso di tale espressione, ma gli piaceva il suono. Soprattutto gli piaceva immaginarsi una cellula che dormiva. E magari russava pure un pò. Questo pensiero lo metteva sempre di buon umore e anche questa volta non fece eccezione).
Così si recò da uno degli addetti vendita ( i quali avevano avuto, al momento della firma del contratto, un dispositivo di controllo mentale della Pear ficcato direttamente nel cervello, quel poco che avevano, e un terminale per tale dispositivo assicurato..non posso dire dove) fingendo interesse in un loro prodotto. Uno smart phone direttamente concorrente del suo modello Sammy. Sentì nelle sue tasche il suo adorato telefono intelligente che si agitava al cospetto del rivale giurato e lo toccò con la mano, a mò carezza, per tranquillizzarlo. Domandò poi all' addetto vendite quali fossero le caratteristiche tecniche di quel prodotto e questi gliele elencò ( come se avessero davvero una reale importanza ai fini del suo funzionamento):" ah beh...memoria 100 Gb, schermo 7' Full SuperMegaCazzo di HD, batteria al litio con un botto di celle ( ma che tanto non dura un cazzo comunque), navigatore integrato, fotocamera e videocamera da tanti X tali da non starci nemmeno sulla confezione, questo, quello, quell' altro ancora e insomma lo sapete tutte le cazzo di caratteristiche salienti che di solito hanno questi telefonini intelligenti e sensibili ".
Michele ascoltava, distrattamente, scuotendo dentro di sè la sua testolina nera, e pensando " ma che telefonino di merda, mio Dio. Che prodotti scarsi fa la Pear", evidentemente non ricordandosi il fatto che il suo Sammy aveva le stesse identiche e precise caratteristiche tecniche ( uguali uguali, proprio. Forse per il fatto di essere stato prodotto nella stessa fabbrica del concorrente, in Cina o giù di lì, dagli stessi operai sfruttati e sottopagati, alcuni anche in tenerissima età, che avevano costruito il suo Sammy ).

Dopo avere ascoltato l' addetto vendite, che ora sbavava dalla bocca con aria catatonica ( forse per via del congegno inserito nel cervello. Ma non si può dire con certezza. Forse lo faceva per doti proprie ) e fissava un punto imprecisato con gli occhi come due spilli, si voltò per uscire dal negozio ed andarsene ( non era proprio riuscito a comprare uno di quegli scadenti Pear ), quando vide affisso ad una parete un manifesto, che recava la scritta, in bella calligrafia ( a quanto pare il fondatore della Pear, a suo tempo, fu un appassionato di calligrafia..pensate..) , " Persona Pear del Mese" , sotto l' immagine del volto di una bellissima ragazza ricciolina. Di cui Michele, suo malgrado, si innamorò immediatamente.

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