Quando
il signor Giuliano rientrò nella sua bella casa sita in posizione
tranquilla, ma niente affatto isolata, la moglie, signora Serena (
così si chiamava), era in cucina alle prese con la cena. Il signor
Giuliano percepì immediatamente dall' odore che usciva fuori dalla
porta e arrivava fin quasi al cancello d' ingresso oltre il giardino
che ciò che bolliva in pentola ( non nel vero senso della parola in
questo caso, perchè si parla di un piatto cucinato al forno. Ma,
come sapete, è così che si dice) doveva essere quello che lui si
azzardava spesso ( ma non sempre) a definire il suo piatto preferito.
Immediatamente, non appena le narici furono inondate di tale aroma,
il cervello del sig. Giuliano iniziò a rilasciare endorfine che gli
procurarono un enorme piacere e un senso di gioia incondizionata e
innata che solo il buon cibo e poche altre cose possono regalare.
Tale sensazione fu poi aumentata nel cuore del sig. Giuliano dal
pensiero della buona notizia che si apprestava a dare ai suoi cari:
aveva vinto. Il suo progetto ( non quello di un altro, questo lo
avrebbe sottolineato ben bene), ma il suo, era stato scelto come
quello “ migliore e preferibile per il futuro della loro amata
cittadina, che tenesse conto da una parte dell' esigenza di trovare e
fornire nuovi spazi ai suoi abitanti, avendo ben chiaro l' obiettivo
comunque prioritario, dall' altra, di salvaguardare il patrimonio
naturale e ambientale e di agire sulla base di uno sviluppo che possa
risultare su tutti i possibili livelli, in primo luogo sociale, sostenibile e responsabile”.
Questa era la traccia del progetto, letta al momento della
comunicazione del vincitore, dal sindaco in persona con voce
impostata ma comunque leggermente vibrante e, a tratti, rotta per
l'emozione inevitabile data dall' occasione unica e irripetibile per quella ridente cittadina.
Traccia che non teneva evidentemente conto del fatto che si stava per
distruggere, sia pure in maniera responsabile e sostenibile, gran
parte di un bosco antichissimo. Il sig. Giuliano si impose
immediatamente di tenere a bada quel pensiero nella sua mente,e anzi
di cacciarlo via se possibile prima che gli rovinasse l' appetito (
cosa che invero sembrava al momento piuttosto ardua, data la fame e
l' acquolina che aveva assalito il sig. Giuliano). Aveva imparato
infatti negli anni che purtroppo spesso e volentieri gli ideali di
gioventù sono un ostacolo per una carriera brillante e degna di
nota, soprattutto in settori come il suo dove la concorrenza era
spesso spietata e quasi sempre sleale. Così era stato e sarebbe
sempre stato, in tanti, perfino il suo vecchio babbo, glielo avevano
ripetuto con voce triste e rassegnata. Lui aveva provato a ignorarli,
ma alla fine non aveva più potuto farlo. Soprattutto da quando era
nato il suo primogenito, quel bellissimo bambino che rispondeva ( non
sempre in realtà, perchè era un gran testone e un monello di prima categoria se ci si metteva, pensò con affetto
immenso il padre) al nome di Lucio. A quel punto le esigenze concrete
di una vita di neo- sposo e neo- genitore, con un mutuo sulle spalle
e una carriera ancora da avviare veramente, avevano vinto sulle
convinzioni personali di un uomo, tutto sommato, ancora giovane e
sognatore; ed egli si era dovuto, suo malgrado, rassegnare a ciò che
tutti gli avevano detto per anni e a cui lui aveva sempre provato a
non prestare fede alcuna. Si fermò un istante, che sembrò
lunghissimo, davanti la porta d' ingresso dietro la quale la sua
amata mogliettina stava preparando il suo piatto preferito, a pensare
a quando era solo un bambino, dell' età che aveva suo figlio oggi, e
a quanto amasse il bosco a quei tempi, quel luogo insieme così
familiare e misterioso. Nient' altro che un insieme di alberi,
foglie, erba e cespugli che diventava via via più fitto e arcano
celando nel suo cuore chissà quale tipo di segreto. Ma in fondo che
poteva esserci nel mezzo di un bosco se non ancora altri alberi,
altre foglie e altra erba e nuovi cespugli? Qualche animaletto,
certo. Ma null' altro. Comunque ricordava quanto e come ne fosse
affascinato da bambino. Gli capitò perfino, se lo ricordava bene
nonostante il tempo trascorso, una notte di tantissimi anni fa
(qualche decennio fa, per essere precisi), di avere sognato di
essersi inoltrato nel bosco fino al punto in cui non si poteva più
vederne l' inizio e lì di essersi smarrito e di essere stato
soccorso dai suoi piccoli abitanti: elfi, folletti, goblin, troll,
fatine e quegli altri mostriciattoli vari ( mostriciattoli? A chi?
Bisognerà capire a chi si riferisca il sig. Giuliano quando dice
mostriciattoli. Il dibattito tra le creature del bosco incantato, intanto, è
già in corso da tempo), che lo avevano aiutato a ritrovare la via di
casa. Ma naturalmente quello non era altro che un sogno, uno
bellissimo, senza dubbio, ma sempre e comunque irreale e perciò in
fin dei conti triste. Lo realizzò che era un sogno quando la mattina
si svegliò come sempre nel suo letto, abbracciando il solito
orsacchiotto senza un occhio e con mezzo orecchio, che stringeva
sempre a sé la notte. E poi lo sapevano tutti, e anche i suoi
genitori glielo avevano confermato a più riprese, che certi esseri
magici non esistono se non nella fantasia dei bambini dotati di più
immaginazione, come era lui a quei tempi. E lui alla fine aveva
creduto anche a questo. Anche se sentiva, in cuor suo, che non
avrebbe voluto farlo. Ma questa è la vita in fin dei conti: dove
sempre, volenti o nolenti, a un certo momento, i sogni e le fantasie
devono lasciare il posto alla realtà e ai fatti. Anche se non è
sempre una buona cosa. Faceva parte del crescere, essere adulti e
diventare uomini. Che disdetta, pensò il sig. Giuliano, prima di
entrare finalmente in casa e salutare la moglie alle prese con la
cena e il figlioletto Lucio con il consueto buonumore e, anzi, con
più allegria del solito. Almeno in apparenza.
“ Come è andata?
Ho fatto bene a cucinare il tuo piatto preferito o dovrò buttare
tutto nei rifiuti? ”: domandò la moglie, con un sorriso che faceva
sempre impazzire il sig. Giuliano, dopo averlo baciato con affetto e
dopo che il piccolo Lucio liberò il padre dal suo abbraccio.
“ Oh beh, sai..se
è venuto così male da meritare di finire tra i rifiuti, non sarò
io a impedirti di gettarlo”, fece a modi di burla il sig. Giuliano:
“ altrimenti, se non hai perso la mano così tanto in cucina, credo
che abbiamo qualcosa da festeggiare qui”. E mentre lo disse tirò
anche fuori dalla sua borsa da lavoro una pregiata bottiglia di vino
rosso.
“ Evviva!”:
gridò la moglie, felice sia per la vittoria del marito che per l'
ottima bottiglia tirata fuori inaspettatamente. E gli si buttò al
collo baciandolo.
“ Yei!!” : urlò
invece il piccolo Lucio felice per il padre, speranzoso in qualche
dono inaspettato per lui ( ne aveva giusto in mente un paio), ma per
nulla toccato dalla pregiata bottiglia di vino rosso ( ah..i
bambini..). E gli si buttò alle gambe e gliele strinse forte anche
se non riusciva, con le sue corte braccia da bambino, a cingerle
completamente.
Così si sedettero
a tavola e consumarono allegramente l' ottima cenetta. Ovviamente il
sig. Giuliano ebbe un bis, e poi un tris. Bevvero la bottiglia di
vino, a parte il piccolo Lucio naturalmente, che era ottimo a dir
poco, e l' allegria aumentò esponenzialmente e come per un qualche
strano sortilegio. Questo fatto lasciò il piccolo Lucio senza dubbio
alquanto perplesso ( ah..i bambini..). Ma era giusto così e lo
sarebbe rimasto ancora per almeno una decina d' anni. Poi avrebbe
capito. Eccome se avrebbe capito.
Ad ogni modo la
cena volgeva al termine tra battute, risate, scherzi e burle di ogni
genere, che facevano ogni volta esplodere tutta la famiglia di gioia
e di letizia ( peccato fosse già finito il vino, pensarono nello
stesso momento il sig. Giuliano e la signora Serena).
L' atmosfera era
dunque felice e rilassata e si avvertiva anche una certa fiducia in un
avvenire roseo e limpido. Così il sig. Michele guardò la moglie negli
occhi e le disse: “ Perchè non andiamo a vivere in una casa più
grande di questa, in un quartiere più di classe?”
“ E dove vorresti
andare? Questa casa l' hai sempre adorata.” : gli ricordò la
signora Serena.
Il sig. Michele
sorrise e annuì: “ sì, è vero: questa casa l' ho sempre amata. È
bella e soprattutto sorge in una via tranquilla ma non isolata.
Verissimo. Ma sai, il nuovo quartiere in costruzione sarà dotato di
ogni servizio, di ogni modernità e di scuole eccelse e grandi parchi
gioco dotati delle più recenti misure di sicurezza per il nostro
piccolino. E poi potremmo ottenere una qualche agevolazione sul
prezzo degli appartamenti che sorgeranno proprio sulla piazza
principale ( che io ho progettato e farò nascere), che sono, mi
hanno assicurato e ho visto i progetti, letteralmente enormi e di
suprema classe, forniti di tutti gli standard di qualità più
aggiornati. E di che vista godremmo lo sai già, no? D' altra parte
hai visto anche tu il progetto vincente. E in anteprima.”
Sorrise il sig.
Michele guardando i begli occhi della moglie che sempre lo mettevano
di buon umore e le fece l' occhiolino e la signora Serena le sorrise di rimando.
“ Beh.. perchè
no? Potremmo parlarne...d' altra parte ce lo meriteremmo anche”
“ Penso di sì”:
confermò il sig. Michele carezzando la mano della moglie e
sorridendogli con uno di quei sorrisi leggeri che hanno gli
innamorati.
“ E di
preciso..”, chiese poi la signora Serena: “ dove nascerebbe
questo nuovo quartiere con la tua piazza?”
“ Beh..”, fece
il sig. Michele improvvisamente titubante: “ sorgerà a nord- est
della città, proprio dove ora c'è...il bosco, sai? Purtroppo..( il
sig. Michele sembrava sempre più dubbioso) bisognerà abbattere gran
parte del bosco che c'è oggi, ma non tutto: ne rimarrà una buona
porzione che diventerà parte fondamentale del parco pubblico del nuovo
quartiere residenziale”.
( Abbattere un bosco,
per farne parte " fondamentale" di un parco pubblico. Ma quanto è geniale l' essere
umano quando ci si mette?)
Il piccolo Lucio,
nel frattempo, giocava poco lontano dai genitori con un nuovo
giocattolo che, previdentemente, il padre gli aveva regalato per l'
occasione e che il piccolo mostrava di gradire ( pur non essendo
quella la sua prima scelta, se glielo avessero chiesto).
E nonostante fosse
preso dal suo nuovo gioco, il piccolo Lucio ascoltava i discorsi dei
genitori e pensava che sarebbe stato felice di trasferirsi in una
casa più bella e più grande, affacciata sulla bellissima piazza
progettata dal suo papone, in un nuovo quartiere che avrebbe anche
avuto un grosso parco pubblico formato da quanto sarebbe rimasto
dell' antico bosco incantato, e...e...
Il bosco incantato,
pensò Lucio. Il bosco incantato è dove viveva quelle creatura
meravigliosa e magica che aveva conosciuto quel giorno che era tanto
triste e sconsolato e che si perse nel cuore del bosco. Quello gnometto, o quello
che era, ( un goblin, Lucio. Era un Goblin) che lo aveva salvato, lo
aveva consolato asciugandogli le lacrime e gli aveva mostrato la via per tornare a casa. Il
bosco incantato era la casa di tutti quegli esseri gentili e
meravigliosi. E sarebbe stata distrutta, per sempre.
“
Nooooooooooooooooo!”: urlò quindi, senza alcun preavviso, il
piccolo Lucio facendo letteralmente venire un coccolone a entrambi i
genitori che stavano lì a guardarsi negli occhi come due adolescenti
in primavera e scuotendoli da tale idillio amoroso.
“ Che c'è,
Tesoro? Ti sei fatto male giocando? Hai avuto un incubo a occhi
aperti? Perchè quella faccia sconvolta? Perchè tremi? Dio, Lucio,
ma che hai?” : chiedevano i genitori, che ora lo stringevano a
loro, preoccupati e dubbiosi. Il piccolo Lucio era davvero turbato e
letteralmente era scosso da un tremito inspiegabile come d' orrore,
come se avesse appena visto la morte in faccia. Ed in effetti
sarebbero tutte morte le creature magiche senza una casa, pensava Lucio, e le lacrime
iniziarono a scendere dai suoi occhi per la tristezza.
“ Le creature del
bosco incantato..”: piagnucolò poi in maniera quasi
incomprensibile.
“ Il bosco
incantato? Non esiste nessun bosco incantato.” : disse la madre
baciandogli le guanciotte morbide.
“ Sì, invece. E
le creature magiche abitano lì e le loro case verranno distrutte per
fare posto al nuovo quartiere. E loro che faranno senza una casa?
Moriranno! Moriranno!”: strillava senza remore il piccolo Lucio che
non voleva saperne di calmarsi.
Allora il padre si
chinò su di lui e gli accarezzo i morbidi capelli, lo sollevò e se
lo mise in braccio. Poi gli asciugò le lacrime e gli disse con voce triste e rassegnata: “
purtroppo Lucio, non esiste nessun bosco incantato, là fuori, né
nessuna creatura magica. Oramai sei grande ed è giusto che tu lo
sappia. Perchè prima o poi la vita le sbatterà davanti tutte
queste cose: e noi è meglio se ci arriviamo preparati”. Questo era
più o meno il discorso che il suo vecchio, il nonno del piccolo
Lucio, fece a lui, il sig. Giuliano, quando questi era ancora un
bambino e non un sig, ed ebbe quello strano sogno in cui si addentrò
nel bosco.
Era solo un sogno,
così come lo era adesso quello del figlio, purtroppo, e tutto
sommato ne fu felice: almeno il piccolo Lucio stava piangendo e si
disperava per un fatto da bambino, per una preoccupazione
fanciullesca, normale per l' età e di cui non c'era da temere
davvero. Anche se il momento in cui i sogni infantili venivano
trasformati in razionali realtà da adulti..beh, non era mai un bel
momento, e questo il sig. Giuliano lo sapeva bene. Ma gli sarebbe
sicuramente passato, crescendo. Come succede a tutti gli uomini nel
corso della loro vita. È il destino, e come tale va accettato.
Così, sentendo
quelle parole anche la signora Serena trasse un sospiro di sollievo e
si rinfrancò dai suoi timori e in breve stava nuovamente scherzando
con il marito alla maniera di due quindicenni.
Intanto il piccolo
Lucio non aveva smesso di essere preoccupato e terrorizzato, anche se
aveva smesso di piangere dopo che il padre lo aveva preso in braccia
e aveva provato a consolarlo, ma continuava a ripetere che bisognava
salvare le creature magiche del bosco incantato, che loro erano buone
e non meritavano di fare quella fine, e che le loro case e le loro vite
fossero distrutte così. Lo diceva saltellando e agitandosi, quasi con veemenza.
Ma a quel punto, oramai, i
genitori non lo stavano più ascoltando.
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