sabato 18 gennaio 2014

smart phones war ( parte VII)

Il sentimento che Michele stava provando, egli lo sapeva bene, era sbagliatissimo. Anzi – terrimo: era sbagliaterrimo ( che la suddetta parola esistesse o meno non importava). Il giovane ragazzo lo capì immediatamente e per due motivi. Il primo era ovvio: uno dei più fedeli adepti sammini che aveva avuto tutti i modelli di Sammy, anche quelli che erano, per ammissione degli stessi produttori, un aborto ( lui invece li trovava tutti meravigliosi; perfino quelli che presentavano evidenti problemi di funzionamento come il fatto di inoltrare di propria sponte delle inopportune chiamate scherzo nel cuore della notte ai vicini o di suonare all' impazzata senza ragione mentre Michele si trovava al cesso alle prese con una colossale numero due per poi smettere d' incanto quando lui usciva fuori dal bagno trafelato e tenendosi su i calzoni con una mano per non inciampare. Lui li trovava briosi e vivaci a tal proposito), non poteva certo innamorarsi della pearina del mese. Non quindi una qualunque utente, ma una bella tosta. Il secondo motivo, che era anche più scontato del primo e lasciava ancora meno spazio a dubbi, era dato dal fatto che Michele, speranzoso comunque nel profondo del suo cuore in una possibilità di redenzione per la giovane ragazza, aveva usato l' applicazione " calcola l' affinità di coppia sulla base del tuo nome e del suo nome", e aveva ottenuto un risultato piuttosto deludente: 11%. Maluccio. Come confermò anche una schermata apposita. Così Michele, preso atto, con estrema accettazione, dell' ineluttabile destino e della dura sorte che gli Dei ( e i produttori del logaritmo con cui funzionava tale applicazione) avevano riservato al suo cuore, sospirò come sospirano, in quel modo soave e sublime, gli innamorati ( e cioè come vere e proprie mammolette rammollite), e si rimise in tasca il cellulare.
Nel frattempo Gianna si era da poco svegliata e aveva acceso il computer, alla ricerca di informazioni sulla sua vittima. Gianna era di fatto una ragazza estremamente dedita e meticolosa ( non si diventa pearina del mese così senza motivo, pensava ), e ci teneva a portare a termine il lavoro che le era stato assegnato con tanta fiducia dai suoi vertici superiori, di cui non voleva affatto tradire la fiducia. Dopo diverse ore di navigazione, dove Gianna aveva iniziato a sentire pure un leggero mal di mare ( ma forse la sensazione era dovuto a tutt' altro, a un motivo che Gianna non avrebbe mai voluto nemmeno considerare), la nostra bella e intelligente ragazza trovò tutte le informazioni che le servivano sul Suo Michele. Su Michele, e basta, voleva dire.

Dunque il giovane viveva nella sua stessa città e aveva più o meno la sua età ( era di qualche anno più grande a volere essere precisi). Era stato da sempre un adepto Sammy, da prima dello scoppio della grande battaglia finale, e già in tempi non sospetti si era impegnato per stabilire una supremazia della sua marca preferita sulla concorrente. Ai tempi del liceo, che non erano nemmeno così lontani tutto sommato, aveva partecipato ad un' azione di sabotaggio nei confronti della Pear, bloccando e dirottando due TIR che trasportavano ( così gli avevano detto) componenti software e hardware fondamentali per il funzionamento degli apparecchi Pear. E infatti nei mesi successivi gli ultimi modelli di smart phone griffati Pear erano praticamente irriperibili in ogni negozio o store. Come del resto lo erano anche quelli marchiati Sammy. E questa era una strana coincidenza, che per un pò ( non molto, per carità) provocò anche degli strani pensieri in Michele e gli mise anche, per qualche breve tempo, una ingombrante pulce nell' orecchio. Adesso Michele era stato da poco eletto capo- responsabile della III squadra d' assalto e servizio clienti inbound ( diciamo che il servizio clienti dedicato era stato, dopo lo scoppio delle ostilità, in parte riconvertito in squadra           d' assalto. Tuttavia il servizio clienti, ci mancherebbe altro, ancora continuava a esistere e funzionare. E michele era capo- responsabile sia dell' una, che dell' altra cosa. Anche se a ben pensarci il suo stipendio risultava commisurato ad una sola di queste mansioni ). Dopo che ebbe avuto tutte le informazioni che le servivano, compreso il locale sammino, ovviamente, che il ragazzo frequentava più assiduamente, Gianna pensò di stampare una foto del suo volto per imprimerselo meglio nella mente. Così fece dunque. Poi prese una puntina da disegno e con essa affisse l' immagine del nemico a una parete e la guardò con odio e rancore. Dopo qualche minuto si accorse di essere rimasta, come si suol dire, in fissa su quella foto e su quel viso cupo e malinconico e che il suo cuore di giovane ragazza ventenne batteva come si conviene di battere a un cuore di giovane ragazza ventenne. Gianna ebbe letteralmente il terrore di ciò e, dopo essersi scossa si lanciò verso l' immagine che aveva attaccato alla parete, la staccò e la strappò in mille pezzi. Poi col fiato ancora affannoso per l' improvviso sfogo frenetico, si buttò sul letto con la coperta a cuori e lì lasciò che la stanchezza facesse il suo lavoro regalandole un bel sonno ristoratore. E questo fu ciò che puntualmente avvenne, fortunatamente per la povera Gianna, che proprio non capiva che Diavolo mai le stesse accadendo. Chiuse gli occhi e piano piano, dolcemente, si addormentò. E sognò anche. Diversi sogni. Nel primo sogno che fece c' era anche Michele; erano l' una tra le braccia dell' altro: e si stavano baciando.

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